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Da qui parte la ferrovia su
cui i carrelli sono mossi da motrici
TIBB (materiale rotabile risalente
anch’esso al 1929 o al 1930). Esse sono
a propulsione diesel-elettrica: private
dei pantografi hanno i motori elettrici
alimentati da un mini-alternatore mosso
da un piccolo motore diesel.

Il freno in primo piano e il reostato di
guida:

Essendo l’impianto chiuso nel fine
settimana, abbiamo potuto percorrere
l’intera linea, della lunghezza di circa
2 km con una tranquilla passeggiata in
piano di circa mezz’ora.

La ferrovia,
avente uno scartamento di 1 m, è
anch’essa realizzata con pezzi
dell’epoca, ma in diversi punti il fungo
e le traversine sono particolarmente
usurati, addirittura ad un certo punto
abbiamo notato un’evidente cricca,
riparata alla meglio giuntando i due
monconi (abbiamo pensato che i convogli
debbano transitare molto lentamente per
non rischiare lo svio).

La sede
ferroviaria è trattenuta verso il basso
da un muro di cemento che corre
lateralmente per l’intera distanza, ma
appare fortemente esposta a frane
provenienti dal pendio sovrastante
particolarmente ripido. Abbiamo notato
dei brevi monconi di binari che
evidentemente sono stati via via
inseriti per rattoppare la linea,
ripristinando parti distrutte da frane o
logorate dal tempo. La linea elettrica,
una volta esistente, è stata dismessa,
resta solamente qualche palo inclinato e
completamente arrugginito.
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